• Notte. Una giovane donna, Anna, insegue lungo le scale di un palazzo l’uomo che forse l’ha sedotta o forse no e di cui non conosce l’identità. Richiamato dalla cagnara, il padre di lei, il Commendatore, accorre per difenderla ma lo sconosciuto sguaina la spada e lo uccide. Aiutato da un complice, tal Leporello, l’assassino si dilegua, lasciando dietro di sé il mistero del suo nome.
    Così, con una suspense tragica che lascerà il passo ora a pagine d’amore, ora alla beffa della commedia, comincia il Don Giovanni di W.A. Mozart e Lorenzo Da Ponte. Uno dei più grandi musicologi italiani, Massimo Mila, gli dedicò nel 1988 un’ammaliante guida all’ascolto (Massimo Mila, Lettura del Don Giovanni di Mozart, Torino, Einaudi, 1988). Per chi ha avuto la buona fortuna di accaparrarsi un biglietto per la messa in scena estiva (già esaurita) di quest’opera allo Sferisterio, questo libro torna utilissimo. Ma anche per tutti gli altri, melomani o no.
    Nell’avvincente racconto che Mila costruisce, la figura di Don Giovanni, seduttore ingannatore, avido di donne, erotomane, nasce come protagonista di una commedia burlesca il cui soggetto viene nel tempo ripreso in più stesure, fino al libretto tardo-settecentesco di Lorenzo Da Ponte, musicato da Mozart, che si rivela il momento decisivo nella fortuna di questo personaggio. È in quest’opera, infatti, che all’incontinente adescatore delle origini farsesche si sovrappone il sacrilego peccatore che osa rifiutare di pentirsi della sua dissolutezza mentre le fiamme dell’inferno già minacciano di inghiottirlo, eroe che pare incarnare l’estrema dignità della ragione umana. Le rivisitazioni ottocentesche faranno il resto, assegnando all’opera di Mozart e Da Ponte inediti soprasensi romantici: il personaggio si fa, cioè, simbolo della solitudine dell’uomo che, con la sua ossessione verso l’universo femminile, tenta di vincere la limitatezza dell’io individuale e di stabilire un contatto con l’ideale, con l’infinito. Non più, allora, donnaiolo volgare e sguaiato ma simbolo straziante della condizione umana, stretta fra la finitezza della sua natura e l’infinito delle sue aspirazioni.
    Resta una domanda: Donna Anna è stata sedotta o no?

    Benedetta Barbisan

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    Questo articolo è stato scritto martedì 21 luglio 2009 alle 03:19 ed è inserito all'interno di Iniziative e tempo libero. Puoi seguire tutte le risposte a questo articolo attraverso il feed RSS 2.0. Puoi lasciare una risposta, oppure tramite trackback dal tuo sito.
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