Un ateneo aperto all’esterno. L’Università di Macerata si piazza al secondo posto in Italia per numero di professori associati e ordinari provenienti da altri atenei. Nella corsa alle carriere, insomma, non è sempre il prof interno a prevalere. Macerata smentisce così il luogo comune secondo cui a vincere i concorsi è sempre il docente interno. Il quadro è fornito da una classifica pubblicata da Il Sole 24 Ore su dati del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Stando alle rilevazioni del Ministero, a Macerata quasi la metà delle assunzioni riguarda personale esterno: per la precisione si tratta del 48,5%, rispetto a una media nazionale che supera di poco il 23%. Quanto ad apertura verso l’esterno, l’ateneo maceratese doppia le altre università italiane.
A rendere quanto mai attuali questi dati è il disegno di legge Gelmini (che, dopo una lunga attesa, dovrebbe presto arrivare in consiglio dei ministri) che fissa le nuove regole per il reclutamento dei professori universitari. Il ministro intende creare dei posti di “riserva” per i docenti provenienti da altri atenei. Il meccanismo delle quote non è ancora stato fissato, ma l’idea sembrerebbe quella di reclutare un esterno per ogni promozione interna. Una «regola del 50%» che costringerebbe a cambiare abitudini alla quasi totalità degli atenei italiani. Sotto questo punto di vista, Macerata sarebbe una delle pochissime realtà già in linea con gli intendimenti governativi.
In parte diverso il discorso per quanto riguarda i ricercatori. In questo caso, a Macerata la quota di “esterni” sul totale dei posti banditi si attesta al 29,6%, rispetto a una media nazionale del 23%. Anche qui, Macerata si rivela più virtuosa rispetto alla media degli altri atenei. I dati del Miur sono peraltro confermati dal bilancio sociale 2008 dell’Università di Macerata. Nel fare il punto sulle diverse attività svolte dall’ateneo, il rapporto evidenzia come nel 2008 sia calato di una decina di unità il numero di professori ordinari (in totale sono un centinaio), mentre sono aumentati associati, ricercatori, tecnici e amministrativi. Anche questo, sottolineano in ateneo, è un segnale di attenzione ai giovani.
Giancarlo Falcioni
