Sono passate poche settimane da quando sulle prime pagine dei giornali italiani facevano scandalo i fatti avvenuti a Rosarno. E facevano scandalo da qualsiasi prospettiva ed ordine di valori li si guardasse: era scandaloso che nell’Italia del XXI Secolo ci fossero persone ridotte in schiavitù; era scandaloso che contro quelle persone qualcuno potesse addirittura sparare; ma, dall’altra parte, si considerava inaccettabile la concorrenza che quelle persone facevano ai disoccupati italiani, disposti a lavorare nell’agricoltura purché a condizioni di lavoro e retribuzione più accettabili; ed infine era scandaloso che gli schiavi, nel ribellarsi, commettessero atti di vandalismo.
Poche settimane sono trascorse, e tanto scandalo è sparito dalle pagine dei giornali. E di quelle persone che ne è stato? Per il poco che se ne sa, coloro che avevano un permesso di soggiorno sono regolarmente rimaste in Italia, per coloro che avevano fatto domanda di asilo la procedura è in corso, ma per tutti gli altri, i “clandestini”, è in corso la procedura di espulsione. Si tratta di varie centinaia di persone attualmente trattenute nei CIE di Bari e Caserta. Sarebbe forse proprio questa la notizia scandalosa, che invece non riesce nemmeno a conquistare le prime pagine dei giornali. Nell’Italia del XXI secolo, che ad una persona ridotta in schiavitù non sia nemmeno permesso di agire in giudizio per ottenere il salario che non le è stato corrisposto non fa scandalo, e non fa scandalo perché quella persona è straniera. Eppure il nostro ordinamento è dotato di tutti gli strumenti per evitare che cose del genere accadano. Persino il Testo Unico delle leggi sull’immigrazione, che certo non può essere considerato uno strumento di protezione del migrante, prevede che alle persone vittime di grave sfruttamento sia concesso un permesso di soggiorno. Ma sembra che il bisogno di allontanare quelle persone sia superiore a qualsiasi considerazione di diritto e di giustizia. Forse dovremmo chiederci cosa è successo alle nostre scale di valori per farci vedere lo schiavo come il colpevole della propria condizione piuttosto che la vittima di un comportamento criminale.
Francesca De Vittor

Cara Francesca, condivido pienamente il tuo intervento. Sembra proprio che i recenti interventi normativi, così come le rapresentazioni mediatiche vogliano costruire una società basata su visione dicotomiche della realtà (noi-loro, stranieri-indigeni). Viene così ignorata l’oggettiva e ineludibile interdipendenza fra i destini umani ed economici di migranti e autoctoni e quindi la necessità di pensare a politiche dei diritti e del l’inclusione piuttosto che a strategie repressive e discriminatorie. Come tu sai il Primo Marzo 2010 ci sarà una grande mobilitazione nazionale ed europea su queste tematiche. Anche a Macerata vi sarà un momento di riflessione che si svolgerà presso la Facoltà di Scienze Politiche alle 13:00.
http://www.unimc.it/didattica/facolta/politiche/eventi/calendario.htm?mese=3&anno=2010