• Parole, musica, immagini

    Scritto il 10 febbraio 2010

    Autore: Scienze Politiche

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    In occasione del quarantennale dalla sua fondazione, Sellerio mette alle stampe e ripropone le opere cruciali della sua storia editoriale. Tra queste, il pamphlet di Sciascia, dedicato al rapimento e all’uccisione di Aldo Moro e pubblicato a distanza di pochi mesi dai fatti che, sin dal titolo, con l’impiego tutt’altro che neutrale del termine affaire, esorta il lettore a prepararsi ad una concezione degli eventi come in un racconto borgesiano in cui, dispostosi a rivederne i capitoli, senza che nulla sia mutato, il lettore scopre un’altra soluzione, quella vera (o verosimile).

    Nella ricostruzione degli avvenimenti, sin dal principio la contesa non appare, come naturalmente si intenderebbe, tra le Brigate Rosse e le autorità dello Stato italiano, chiamate a considerare lo scambio di ostaggi e, dunque, l’accoglimento delle condizioni di liberazione di Moro, ma tra Moro stesso ed i maggiorenti del suo partito, in una spirale degenerata di reciproco straniamento, che renderà le parti progressivamente e definitivamente aliene l’una all’altra.

    Dal versante istituzionale, si decise unanimemente che le lettere che Moro prese ad inviare (e la cui stesura realisticamente poteva dissimulare crittografie in grado di ispirare le indagini degli inquirenti) fossero da liquidare come vergate da un Moro irriconoscibile, lontano dall’uomo politicamente molto accorto, riflessivo, ponderato nei giudizi e nelle scelte che tutti conoscevano, almeno fino a quel 16 marzo – il che ne depotenziò il valore politico e, nell’immediato, quello indiziario.

    Dal versante della prigionia, l’inflessibile resistenza a qualsiasi ipotesi di mediazione, il sedicente senso dello Stato di una DC irremovibile dal rifiuto di ogni patteggiamento lasciava solo in prima linea il suo Presidente, la cui vera coerenza stette propriamente nell’aver respinto il processo intentatogli dai rapitori – nell’averlo respinto per sé e per la Democrazia Cristiana. Invece, il partito ai suoi occhi lo ripagò rifiutando di far quadrato intorno alla sua vita e, soprattutto, di riconoscersi in lui, prigioniero ed imputato delle Brigate Rosse, quale autentico oggetto di quel processo (colpa non dell’essenza del partito, non della sua natura, ma degli uomini di potere che si arrogarono il diritto di decidere).

    Benedetta Barbisan

    Leonardo Sciascia, L’affaire Moro, Palermo, Sellerio, 2009 (ed. or. 1978), pp. 210

    Questo articolo è stato scritto mercoledì 10 febbraio 2010 alle 15:30 ed è inserito all'interno di Parole, musica, immagini. Puoi seguire tutte le risposte a questo articolo attraverso il feed RSS 2.0. Puoi lasciare una risposta, oppure tramite trackback dal tuo sito.
  • 1 Commento

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    1. Nicola
      feb 17th

      considero di fondamentale impotanza il fatto di fare luce sulla vicenda moro da un punto di vista storiografico, e mi incuriosisce la recensione di quest’opera che non conoscevo.

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